Il labirinto delle richieste dirette

Mi diverte la difficoltà che ho trovato nel cercare un titolo adeguato a questo argomento (tra l’altro non sono riuscita a trovarne uno che mi convinca al 100%) perché mi sembra quasi sottolineare quanto possono arrivare ad essere contorti certi ragionamenti riguardo una delle cose, sulla carta, più lineari che ci possano essere: le richieste.

Io ti chiedo di fare qualcosa. Tu puoi esaudire la mia richiesta. Oppure no.
Con annesse tutte le motivazioni e i contesti del caso.
Cosa succede tuttavia se io mi aspetto che una certa cosa venga fatta ma non lo chiedo direttamente?
E’ su questo punto che vorrei focalizzarmi. Sulla difficoltà di fare richieste dirette all’altro.
In particolare faccio riferimento ad una frase che mi capita di sentire spesso (e, ammetto, di aver formulato in prima persona):

“Avrebbe dovuto arrivarci/capirlo da sol*”

Ognuno di noi ha delle esigenze, dei bisogni e dei desideri (non toccherò in questa sede la difficoltà di identificare le proprie necessità, riconoscerle, accettarle ed esprimerle).
Alcune di queste necessità sono molto complesse, alcune hanno radici antiche tuttavia ce ne sono molte altre di più semplice gestione.
Dov’è allora il gap?

Parlo con una ragazza che soffre perché il suo fidanzato non ha capito quanto per lei fosse importante che venisse celebrata una certa data.

Ascolto un ragazzo che si lamenta che il suo amico non ha capito che quella sera aveva solo bisogno di conforto e compagnia.

A questa ragazza, a questo ragazzo, a me stessa, domando: “Glielo hai chiesto?”
No. Questa è la riposta che generalmente ricevo.
Siamo bravissimi a spostare sull’altro la responsabilità del nostro bisogno insoddisfatto. Perché se l’altro ci vuole bene, è attento a noi, ci ascolta, allora dovrebbe capire da sol* quello di cui noi abbiamo bisogno.

Ecco, questo non è sempre vero.
Oltretutto spesso è difficile per noi stessi identificare i nostri stessi desideri figuriamoci quanto può essere difficile per l’altro.
Noi ci arrabbiamo per cose che ai nostri occhi, che nella nostra testa, risultano completamente ovvie. Eppure se dall’altra parte non otteniamo la risposta attesa, possiamo dire che è un dato di fatto che ovvie non sono.
Se l’altro non recepisce il nostro bisogno non ci è dato sapere se non lo ha fatto intenzionalmente o perché non ha avuto modo di cogliere la nostra necessità.
Con una richiesta diretta non c’è scappatoia. Io ti sto comunicando quello di cui ho bisogno, al responsabilità di accogliere o meno questa richiesta in questo modo passa all’altro.

Lo so, vi sento obiettare. Non è la stessa cosa se dico io all’altro di cosa ho bisogno.
Siamo d’accordo che non è la stessa cosa.
Non voglio sminuire l’importanza e la bellezza dei gesti di affetto che sorprendono noi per primi.
Tuttavia questo non sempre succede.

Il ragazzo che non ha detto al suo amico quello di cui aveva bisogno ha ottenuto solo rabbia e frustrazione per il suo bisogno che resta inascoltato. Se avesse espresso la sua necessità forse il suo amico avrebbe potuto invece accoglierla. E chissà, è possibile che la volta dopo lo stesso amico non avrà più bisogno di una richiesta diretta perché in qualche modo gli avremo offerto delle istruzioni su come amiamo che ci si relazioni a noi.
Mi azzardo anche ad ipotizzare che l’amico potrebbe sentirsi mortificato se venisse a sapere di non aver risposto al bisogno dell’altro quella sera, che forse sarebbe stato invece ben felice di farlo se gli fosse stato chiesto.

Dov’è la gabbia? La gabbia è nel ritrovarsi a dire, sono anni che aspetto che qualcuno faccia questa cosa per me. E magari non aver mai provato a fare una richiesta diretta.
Forniamo agli altri le nostre istruzioni, il nostro manuale di manutenzione. Lasciare che siano gli altri a scovare il nostro funzionamento è deleterio, nel migliore dei casi nel mentre ci riempiamo di ruggine.

Le persone che più facilmente restano intrappolate in questo labirinto sono quelle che sono molto brave a leggere i bisogni degli altri e altrettanto brave ad esaudirli. La sensazione di essere inascoltati nelle nostre necessità viene quindi aggravata dal fatto che noi invece ci spendiamo per l’altro. Inoltre se per noi è possibile interpretare i desideri di chi ci è vicino perché non può avvenire l’opposto?
Mi ripeto, questo non sempre succede.
E’ un dato di fatto, non vuol dire che sarà sempre così o che ci si debba rassegnare a questo ma che semplicemente non sempre succede.
E se non succede, invece che chiudersi nel bisogno inascoltato meglio dargli voce, farlo ascoltare.

Imparare a chiedere è una delle cose più difficili eppure il suo effetto è così devastantemente efficace. Provare per credere.

Il mio invito è, partendo dalle cose semplici, la prossima volta che vorrete che qualcuno faccia qualcosa per voi, provate a chiederlo. Vedete l’effetto che fa.

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